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Alberto Peschiulli

Disegnare l'invisibile

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Chi sono

La passione per i viaggi e l’esplorazione di nuovi orizzonti si sono manifestati fin da quando ho memoria. Gli studi di agraria prima e gli studi dell’architettura del paesaggio poi hanno suscitato in me un profondo desiderio di conoscenza del linguaggio segreto che intercorre fra la natura e l’architettura, il prima dell’uomo e il dopo.

Durante la mia formazione presso l’ I.S.A.D. (Istituto Superiore di Architettura e Design) a Milano più che qualsiasi conoscenza tecnica appresa, gli insegnamenti che hanno profondamente e definitivamente cambiato la mia visione dello spazio sono stati lo studio dei giardini tradizionali Giapponesi, la lettura del libro “La poetica dello spazio”, il continuo esercizio progettuale ad uscire fuori dalla convenzione, ossia non entrare nel loop mentale del “così è”.

Un’altra pietra miliare nel percorso dell’apprendistato fu la frase dell’allora presidente dell’ A.I.A.P. (Associazione Italiana Architettura del Paesaggio) Gilberto Oneto, che in una lezione disse in puro slang Milanese: “fa ballà l’oeucc”. La sua traduzione letterale significa “Fai ballare l’occhio” ma in realtà era l’incitazione a guardare le opere del passato in modo estremamente attento, per poterne cogliere i segreti, osservare il virtuosismo di chi aveva ben operato fino a giungere a noi. Dalla scelta del luogo della costruzione alla sua attenta osservazione alla comprensione dell’energia, quindi al suo Genius Loci.

Nel medesimo periodo l’universo benevolmente mi fece comprendere che la sola conoscenza della tecnica, della progettazione del paesaggio e della storia del paesaggio non era sufficiente a comprenderne la grammatica del linguaggio paesaggistico ossia per poter arrivare a creare una buona progettazione non si può prescindere dalla conoscenza del suo impianto, dalla sua manutenzione, di come le piante crescono nelle decine di anni sia a livello ipogeo che apogeo. Quindi decido di frequentare il “Master di impiantistica e manutentore di parchi e giardini” di 800 ore nel parco di Monza Cascina frutteto storica residenza di formazione di settore.

Completati i percorsi formativi specifici il passo successivo fu quello di entrare nel mondo del lavoro, inutile raccontarlo,  l’impatto fu veramente duro. Nessuna scuola, nessun Master, nessuna università prepara gli individui alla comprensione di quelle che saranno le problematiche della messa in opera delle idee in un cantiere. Dalla apparentemente semplice gestione dialettica con le varie maestranze che costituiscono lo scheletro portante per la felice realizzazione di un progetto, (al filtrare gli umori delle maestranze spesso turbolente presso i clienti in modo adeguato).

Dopo alcuni colloqui di lavoro con importanti aziende di settore decisi di andare a lavorare per la società Golf and Gardens di Luigi Rota Caremoli a Bergamo. Ricordare quel periodo non può che riempire il mio cuore di riconoscenza per la enorme quantità di conoscenza operativa appresa ma nel mentre si svolgeva il mio apprendistato vi posso dire che l’umore non era dei migliori in quanto non esistevano orari, impegni di alcun tipo ed anche con la febbre bisognava rispettare la tabella di marcia. Come spesso accade nella vita di molti di noi il destino ci porta ad un bivio nel quale dobbiamo scegliere che direzione prendere, nel mio caso fu quello di decidere se andare a lavorare nei Caraibi oppure tornare nel Salento ed intraprendere la carriera di libero professionista. A quel tempo ventitreenne il mio desiderio di maturare esperienza all’estero come la costruzione del Barbuda Kappa Club ad Antigua nei Caraibi era fortissima ma il destino mi obbliga a scegliere il mio punto di partenza come libero professionista a Lecce. Come penso sia stato per tutti i liberi professionisti, l’inizio è stato faticoso e ricco di ostacoli che hanno rappresentato la forgia nella quale l’uomo e il professionista si sono temprati.

Dopo i primi lavori di scarso interesse arrivano le opportunità di progettare e realizzare importanti opere come il Gibò a Leuca, il verde per l’opificio la nuova Sansone, il parco di Masseria Corillo, il resort San Giorgio etc… Gli anni a venire scorrono velocemenmte fra impegni familiari, professionali e i Master.

La conoscenza porta ad essere sempre impegnati, nei propri confronti prima e poi nei confronti degli altri. Ho incontrato molti maestri lungo il cammino, alcuni lo erano veramente e da loro ho ricevuto non soluzioni ma nuovi sentieri da percorrere. Da qui in poi incomincia un nuovo percorso professionale di conoscenze antiche come il Feng Shui, un’antica arte geomantica taoista della Cina, ausiliaria all’architettura, affine alla geomanzia occidentale. A differenza di questa prende però in considerazione anche aspetti della psiche e dell’astrologia. Le origini del Feng Shui, per quanto incerte, appaiono antichissime e sono state scoperte delle tombe risalenti al Neolitico che sembrano seguirne i principi nella costruzione.

Il Feng Shui non avendo prove scientifiche viene definita una pseudoscienza, il mio parere su questa disciplina che studio ed applico nella progettazione è che l’invisibile non è sempre dimostrabile ma certamente influenza tutti gli esseri viventi e quando incominci a vedere il “Chi” = qi (si pronuncia ci) o meglio ancora a percepirlo, nuovi orizzonti si disvelano aumentando la tua responsabilità progettuale. Il percorso dell’invisibile non è una conoscenza da banco ma richiede decenni di osservazione, studio e disciplina solo se sei pronto a fare spazio nella tua mente potrà avvenire il miracolo dell’Araba Fenice. Mi congedo da voi con una frase del grande drammaturgo e poeta William Shakespeare: Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia.

Copyright © 2026 · ALBERTO PESCHIULLI · LANDSCAPE DESIGNER